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EvilTokens e phishing fantasma: come accorgersi degli attacchi e difendersi

1La notizia in breve: non è “solo” un nuovo link di phishing

La campagna descritta da The Hacker News l’8 luglio 2026 attribuisce a EvilTokens una tecnica che può essere riassunta così: il contenuto dannoso non appare subito in forma leggibile, ma viene rivelato nel browser della vittima tramite decrittazione lato client. Questa caratteristica può ingannare controlli statici, scanner di URL e ispezioni superficiali che giudicano il link “vuoto”, “benigno” o non ancora attivo al momento dell’analisi.

Il punto più importante, però, non è l’effetto scenico della pagina che “prende vita”. È il cambio di bersaglio: molte campagne moderne non cercano più soltanto la password. Cercano token OAuth, sessioni, autorizzazioni cloud e flussi di autenticazione legittimi. In pratica, invece di forzare una porta, convincono l’utente ad aprire una porta vera a un dispositivo o a una sessione controllata dall’attaccante.

971.181 Attacchi phishing osservati da APWG nel Q1 2026, in aumento del 13,8% rispetto al Q4 2025.
62% Quota di violazioni con elemento umano nel Verizon DBIR 2026: social engineering, errori, abuso credenziali.
7 apr 2026 Data dell’aggiornamento Microsoft Learn sulle policy per bloccare device code flow e authentication transfer.
Aggiornamento al 08/07/2026

Le fonti più recenti convergono su un punto: l’attacco alle identità cloud è diventato un problema di governance dell’autenticazione, non soltanto di filtraggio email. FBI/IC3, Microsoft, CISA, NIST, APWG, Verizon e Mandiant indicano che la difesa deve combinare MFA resistente al phishing, controllo dei flussi OAuth/device-code, logging, risposta agli incidenti e formazione realistica.

2Come funziona il “phishing fantasma”

Il nome “phishing fantasma” è utile dal punto di vista giornalistico, ma va maneggiato con cautela: non indica una categoria giuridica o uno standard tecnico universale. Nel caso discusso, descrive un insieme di tecniche di evasione in cui la pagina malevola resta nascosta finché il browser non esegue codice, ricostruisce il DOM, decripta porzioni di HTML o attiva richieste successive. Il risultato è che chi analizza il link solo in modo statico può vedere una pagina innocua, incompleta o priva della parte davvero pericolosa.

Device-code phishing: perché è insidioso

Nel device-code phishing l’attaccante avvia un flusso di autenticazione su un proprio dispositivo o script e induce la vittima a inserire un codice in una pagina legittima del provider. La vittima può vedere un dominio autentico, un’esperienza familiare e una MFA apparentemente corretta. Ma sta autorizzando una sessione che non controlla. L’avviso FBI/IC3 del 21 maggio 2026 su Kali365 descrive proprio questa dinamica: email-esca, pagina Microsoft reale, inserimento del codice, cattura di access e refresh token, accesso a Microsoft 365 senza ulteriore password o MFA.

Attenzione

Il fatto che una pagina di login sia “vera” non significa automaticamente che l’operazione sia sicura. La domanda corretta è: chi ha iniziato il flusso di autenticazione e quale dispositivo/sessione sto autorizzando?

Perché l’email security tradizionale può non bastare

I gateway email e i motori anti-phishing restano necessari, ma molti prodotti sono forti quando il contenuto malevolo è già visibile: URL noti, domini appena registrati, pagine di credential harvesting, allegati con pattern sospetti. Il phishing fantasma sposta parte dell’evidenza nel runtime del browser. Servono quindi capacità di analisi dinamica, osservabilità del DOM, telemetria endpoint/browser, correlazione degli eventi di identità e controlli preventivi sui flussi di autenticazione.

Scheda tecnica sintetica
  • Non sempre ruba password: può ottenere token o autorizzazioni.
  • Non sempre usa pagine false: può abusare di pagine legittime del provider.
  • Non sempre è visibile subito: il payload può apparire dopo decrittazione o rendering.
  • Non sempre è fermato dalla MFA tradizionale: push, OTP e device code possono essere aggirati o abusati.
  • Non sempre è “malware”: spesso è social engineering più abuso di funzionalità legittime.

3Come accorgersi degli attacchi: segnali per utenti, help desk e SOC

Il primo errore è pensare che il riconoscimento dipenda solo dall’utente. La persona può intercettare segnali di incoerenza, ma un’organizzazione matura deve progettare controlli che non scarichino tutto sull’attenzione individuale. Il principio è semplice: l’utente segnala, il sistema verifica, il SOC correla.

Segnali visibili all’utente

SegnalePerché contaAzione consigliata
Richiesta di inserire un codice su una pagina Microsoft/Google/altro provider senza aver avviato l’accessoPossibile device-code phishingInterrompere, non inserire il codice, segnalare al canale interno
Messaggio con urgenza artificiale: “scade tra 10 minuti”, “serve ora”, “account sospeso”Le campagne di social engineering sfruttano pressione temporaleVerifica tramite canale indipendente
Documento condiviso inatteso o richiesta da mittente noto ma tono insolitoPotrebbe essere account compromesso o pretexting AI-assistedContattare il mittente su canale già noto, non rispondere al thread sospetto
QR code in email o documentoIl quishing sposta il controllo su dispositivo personale, fuori dai filtri aziendaliNon scansionare se non atteso; usare browser aziendale protetto
Richiesta di approvare MFA non iniziata dall’utentePossibile MFA fatigue, relay o session hijackingRifiutare, cambiare password solo da portale ufficiale, segnalare

Segnali per help desk e amministratori

Il supporto interno è un bersaglio: gli attaccanti sanno che molte procedure di recupero account, reset MFA e onboarding dispositivi sono costruite per aiutare rapidamente l’utente. Per questo ogni richiesta insolita di reset, sostituzione telefono, registrazione di un nuovo metodo MFA o “urgenza del dirigente” deve essere trattata come un evento di sicurezza, non come una semplice pratica amministrativa.

Checklist per help desk
  1. Verificare l’identità con canale indipendente: non usare il numero o l’indirizzo fornito nella richiesta sospetta.
  2. Limitare reset MFA ad alto rischio: richiedere approvazione o workflow rafforzato per ruoli privilegiati.
  3. Registrare motivazione e contesto: ogni eccezione deve lasciare traccia auditabile.
  4. Controllare segnali di compromissione: nuovi dispositivi, refresh token anomali, login da geografie insolite, creazione regole inbox.
  5. Non fidarsi della sola “conoscenza personale”: il vishing e i deepfake rendono fragile il riconoscimento informale.

Segnali tecnici per SOC e identity team

Un attacco basato su token e device code può lasciare meno tracce nel perimetro tradizionale ma molte tracce nell’identità. La telemetria utile comprende: eventi di device-code flow, richieste OAuth insolite, consenso ad applicazioni non previste, accessi impossibili o improbabili, refresh token usati da indirizzi IP incoerenti, nuove regole di inoltro email, lettura massiva di mailbox, download da OneDrive/SharePoint, registrazione di nuovi dispositivi o metodi MFA.

Dato da monitorareIndicatore sospettoPossibile risposta
Authentication flowsUso improvviso di device code da utenti che non lo usavanoAudit, policy di blocco o allowlist stretta
OAuth consentNuova app con permessi mail/files/offline_accessRevoca consenso, blocco app, revisione tenant
Mailbox rulesRegole di inoltro, cancellazione o nascondimento messaggiDisabilitare regole, preservare evidenze, reset sessioni
Sign-in logsLogin da ASN/proxy/residential network inusualiStep-up, token revoke, Conditional Access
Browser/runtimeDOM che cambia dopo decrittazione o script condizionaliSandbox interattiva, acquisizione HTML/JS/har, IoC contestuali
La domanda operativa non è più soltanto “questo link è malevolo?”, ma “che cosa succede dopo il rendering, quale identità viene autorizzata e quale token resta valido?”

4Come difendersi: non una misura, ma una catena di controlli

La difesa più solida nasce dalla combinazione di più livelli. Alcuni sono preventivi, altri rilevano, altri riducono il danno quando qualcosa passa. È importante evitare due estremi: pensare che basti “formare meglio gli utenti” oppure che basti “comprare un nuovo filtro”. La realtà è più concreta: bisogna togliere all’attaccante i flussi facili, ridurre la durata dei token, aumentare la visibilità e rendere la segnalazione semplice.

1. Bloccare o limitare il device-code flow

Microsoft Learn, nella pagina aggiornata il 7 aprile 2026, raccomanda di avvicinarsi il più possibile a un blocco unilaterale del device-code flow, dopo un audit degli usi legittimi. Dove il flusso è davvero necessario, va documentato, limitato a gruppi specifici, monitorato e protetto con Conditional Access. Lo stesso documento indica anche policy per bloccare l’authentication transfer, con attenzione alle esclusioni per account di emergenza.

Soluzione concreta

Creare una policy Conditional Access in modalità audit, osservare per un periodo definito chi usa davvero device code, poi passare al blocco per tutti salvo eccezioni motivate, approvate e riesaminate periodicamente.

2. Passare a MFA resistente al phishing

CISA e NIST convergono sulla necessità di autenticazione resistente al phishing. In termini pratici, significa privilegiare FIDO2/WebAuthn, passkey con adeguate garanzie, smart card, certificati o altri metodi basati su crittografia e binding al dominio. OTP, SMS, push “approve/deny” e codici temporanei migliorano la sicurezza rispetto alla sola password, ma non sono equivalenti alla resistenza al phishing.

Luogo comune da correggere

“Abbiamo la MFA, quindi siamo protetti dal phishing.”

Correzione: la MFA riduce molti rischi, ma alcune forme di MFA possono essere aggirate con relay, social engineering, MFA fatigue o abuso di flussi legittimi. La parola chiave è “phishing-resistant”, non semplicemente “MFA”.

3. Governare OAuth, app consent e token

Le organizzazioni che usano Microsoft 365, Google Workspace, Salesforce, Slack, GitHub o altri ecosistemi SaaS devono trattare OAuth come una superficie critica. Un consenso eccessivo a un’applicazione può dare accesso a posta, file e dati anche senza password. La governance deve prevedere: consent workflow, blocco del consenso utente non autorizzato, revisione periodica delle app enterprise, revoca dei token in risposta a eventi sospetti e alert su permessi ad alto impatto.

4. Migliorare l’analisi dinamica dei link

Se una pagina diventa pericolosa solo nel browser, lo scanner deve comportarsi più come un browser reale. Questo non significa che ogni azienda debba costruire un laboratorio malware: significa pretendere dal proprio stack di sicurezza capacità di analisi dinamica, sandbox interattive, emulazione dei flussi, acquisizione del DOM nel tempo e correlazione tra click, autenticazione e token.

Prompt immagine nel corpo dell’articolo
Infografica chiara, stile editoriale professionale, dark mode blu/teal: cinque colonne collegate da frecce morbide mostrano “Email-esca”, “Link apparentemente neutro”, “Rendering nel browser”, “Autorizzazione device-code”, “Token e accesso cloud”. Aggiungere piccoli simboli di controllo difensivo sotto ogni fase: filtro email, sandbox dinamica, avviso utente, Conditional Access, revoca token. Atmosfera didattica e ordinata, non minacciosa, formato orizzontale.

5. Rendere facile la segnalazione

Un pulsante “Segnala phishing” integrato nel client email è più utile di un corso annuale dimenticato. La segnalazione deve aprire un processo: triage automatico, arricchimento con header e URL, risposta all’utente, eventuale rimozione dai mailbox, ricerca di messaggi simili, blocco indicatori e aggiornamento delle regole. La formazione, da sola, è fragile; la formazione collegata a un processo misurabile è difesa.

Grafico qualitativo: priorità difensive contro attacchi token/device-code
Bloccare device code
Alta
MFA phishing-resistant
Alta
Governance OAuth
Alta
Sandbox dinamica
Med-Alta
Formazione isolata
Media

Scala qualitativa editoriale: il valore indica impatto difensivo atteso nel contesto specifico, non una misura statistica universale.

5Una corretta analisi del rischio potrebbe aiutare?

Sì, se non è trattata come un documento da archiviare. L’analisi del rischio aiuta perché trasforma una minaccia generica — “phishing avanzato” — in scenari misurabili: chi può essere colpito, con quale probabilità, con quale impatto, quali controlli esistono, quali lacune restano, quali investimenti riducono davvero il rischio.

Scenario di rischio: compromissione Microsoft 365 tramite device code

ElementoDomanda guidaEsempio di evidenza
AssetQuali dati sono raggiungibili con l’account compromesso?Mailbox, Teams, SharePoint, OneDrive, CRM collegati
MinacciaChi può tentare l’attacco?PhaaS, gruppi BEC, criminalità opportunistica, attori mirati
VulnerabilitàQuali flussi sono aperti?Device code consentito a tutti, OAuth consent libero, MFA non resistente
ImpattoCosa succede se l’attacco riesce?Frode BEC, esfiltrazione documenti, movimento laterale, abuso reputazionale
ControlliChe cosa riduce probabilità o impatto?Conditional Access, FIDO2, token revocation, DLP, monitoraggio mailbox
Rischio residuoCosa rimane scoperto?Eccezioni legacy, help desk, account esterni, dispositivi personali

Matrice qualitativa

Impatto \ Probabilità
Rara
Possibile
Probabile
Molto probabile
Basso
Monitorare
Base
Migliorare
Priorità
Medio
Base
Priorità
Intervento
Urgenza
Alto
Priorità
Intervento
Urgenza
Blocco immediato
Critico
Intervento
Urgenza
Blocco immediato
Crisi operativa

Questa matrice è volutamente qualitativa: serve a guidare priorità e responsabilità, non a produrre una falsa precisione numerica.

Come evitare l’analisi del rischio “di facciata”

Un’analisi utile deve collegarsi a decisioni reali: bloccare un flusso, finanziare FIDO2, cambiare una procedura help desk, rivedere l’onboarding di applicazioni SaaS, aggiornare il piano di risposta agli incidenti. Se non cambia nulla, non è analisi del rischio: è documentazione postuma.

Indicatori da misurare
  • Percentuale di utenti con MFA resistente al phishing.
  • Numero di applicazioni OAuth con permessi ad alto impatto.
  • Numero di account che usano device-code flow in 30/60/90 giorni.
  • Tempo medio di revoca token dopo una segnalazione.
  • Tempo medio di rimozione di email malevole già consegnate.
  • Quota di segnalazioni phishing chiuse con feedback all’utente.
  • Numero di eccezioni Conditional Access e data dell’ultima revisione.

6Dati oggettivi, luoghi comuni e fake news

La cybersicurezza è un terreno fertile per semplificazioni e slogan. Un articolo rigoroso deve distinguere tra fatti documentati, inferenze ragionevoli e affermazioni non provate. Di seguito alcune frasi che ricorrono spesso e che meritano correzione.

Fake news / semplificazione pericolosa

“Il phishing fantasma è invisibile a tutti.”

No. Può eludere controlli statici o superficiali, ma non è magicamente invisibile. Analisi dinamica, telemetria browser, log di identità, eventi OAuth e monitoraggio delle sessioni possono produrre evidenze.

Fake news / semplificazione pericolosa

“Se il dominio è Microsoft, Google o un altro provider noto, allora è sicuro.”

No. Una pagina legittima può essere usata in un flusso malevolo. Il problema può essere l’autorizzazione concessa, non la falsità del dominio.

Fake news / semplificazione pericolosa

“Il training anti-phishing risolve il problema.”

No. La formazione è utile se continua, contestuale e integrata con controlli tecnici e processi. Studi recenti mostrano risultati controversi quando la formazione è isolata e generica.

Fake news / semplificazione pericolosa

“L’AI rende ogni attacco perfetto.”

No. L’AI può migliorare grammatica, personalizzazione e velocità, ma non elimina errori operativi degli attaccanti. Va considerata un acceleratore, non una bacchetta magica.

Dove stanno i dati più solidi

Tra le fonti più utili per orientarsi ci sono report con metodologia esplicita e fonti istituzionali. APWG offre dati trimestrali sul volume phishing. Verizon DBIR aggrega incidenti e violazioni con classificazioni consolidate. Mandiant M-Trends porta osservazioni da incident response. Microsoft, CISA, NIST e FBI/IC3 forniscono indicazioni operative e di policy. I vendor privati possono aggiungere dettagli tecnici preziosi, ma è corretto leggere i loro report tenendo conto del possibile interesse commerciale.

7Piano operativo: 30 giorni per ridurre il rischio

La risposta non deve essere perfetta per essere utile. In molte organizzazioni, trenta giorni bastano per ridurre sensibilmente il rischio se si interviene sulle configurazioni più esposte.

G1-3
Giorni 1-3
Inventario: verificare uso di device-code flow, app OAuth, Conditional Access, metodi MFA, account privilegiati e account break-glass.
G4-7
Giorni 4-7
Modalità audit: attivare policy di blocco in simulazione, raccogliere eccezioni legittime, identificare tool legacy e processi critici.
G8-14
Giorni 8-14
Hardening: bloccare device code dove non serve, limitare OAuth consent, impostare alert su token e mailbox rules, rafforzare help desk.
G15-21
Giorni 15-21
MFA resistente al phishing: definire roadmap per utenti privilegiati, finanza, HR, amministratori SaaS e figure ad alto rischio BEC.
G22-30
Giorni 22-30
Esercitazione: simulare segnalazione phishing, revoca token, rimozione email, controllo regole inbox, comunicazione interna e lesson learned.
Risultato atteso

Alla fine del ciclo l’organizzazione dovrebbe sapere chi usa device code, quali eccezioni esistono, quali app OAuth hanno privilegi sensibili, quanto tempo serve per revocare token e come reagisce l’help desk a una richiesta sospetta.

8Conclusione: la vera novità è l’identità come perimetro

EvilTokens e le campagne simili non devono essere raccontate come “l’attacco imbattibile del momento”. Sarebbe impreciso e controproducente. Devono invece essere lette come un segnale chiaro: l’identità cloud è diventata il perimetro operativo dell’azienda. Se un attaccante riesce ad abusare di un flusso legittimo, ottenere token e muoversi tra email, file e applicazioni SaaS, il vecchio modello “email filtrata uguale azienda protetta” non regge più.

La difesa migliore è sobria: ridurre i flussi inutili, adottare autenticazione resistente al phishing, governare OAuth, monitorare i token, rafforzare help desk e SOC, esercitare la risposta. In altre parole, meno spettacolo e più disciplina. È proprio qui che una corretta analisi del rischio può fare la differenza: non perché preveda ogni attacco, ma perché costringe l’organizzazione a decidere prima cosa è accettabile, cosa va bloccato e chi deve agire quando il browser “racconta” una storia diversa dall’email.

9Fonti pubbliche e riferimenti

Le fonti sono state selezionate privilegiando fonti istituzionali, documentazione ufficiale, report con metodologia dichiarata e analisi tecniche raggiungibili pubblicamente. I link sono indicati in chiaro per consentire verifica autonoma.

FonteData fonte / aggiornamentoRilevanzaURL
The Hacker News8 luglio 2026Notizia iniziale su EvilTokens, ghost phishing, AES-GCM encrypted HTML e device-code phishinghttps://thehackernews.com/2026/07/new-ghost-phishing-wave-is-breaking.html
FBI / IC321 maggio 2026Avviso pubblico Kali365 PhaaS: device code, OAuth token, Microsoft 365, mitigazionihttps://www.ic3.gov/PSA/2026/PSA260521
Microsoft Learn7 aprile 2026Policy Conditional Access per bloccare device-code flow e authentication transferhttps://learn.microsoft.com/en-us/entra/identity/conditional-access/policy-block-authentication-flows
Microsoft Security Blog6 aprile 2026Campagna AI-enabled device-code phishing e automazione del flussohttps://www.microsoft.com/en-us/security/blog/2026/04/06/ai-enabled-device-code-phishing-campaign-april-2026/
APWGQ1 2026Statistiche: 971.181 attacchi phishing nel primo trimestre 2026, +13,8% su Q4 2025https://apwg.org/trendreports
Verizon DBIR2026Dati su violazioni, elemento umano, social engineering, credenziali e vulnerabilitàhttps://www.verizon.com/business/resources/reports/dbir/
Google Cloud / Mandiant M-Trends23 marzo 2026Tendenze incident response, vettori iniziali, persistenza e raccomandazionihttps://cloud.google.com/blog/topics/threat-intelligence/m-trends-2026
NIST SP 800-63B Rev.4Finale dal 1 agosto 2025; consultato 8 luglio 2026Linee guida identità digitale e autenticazione, inclusi livelli di assurancehttps://pages.nist.gov/800-63-4/sp800-63b.html
CISAFact sheet / guida phishing-resistant MFARaccomandazioni per implementare MFA resistente al phishinghttps://www.cisa.gov/sites/default/files/publications/fact-sheet-implementing-phishing-resistant-mfa-508c.pdf
ESET / WeLiveSecurity15 giugno 2026Analisi divulgativa di EvilTokens: attacco senza furto diretto di passwordhttps://www.welivesecurity.com/en/cybercrime/eviltokens-phishing-doesnt-steal-password/
The Register1 luglio 2026Contesto giornalistico-tecnico su EvilTokens come ambiente BEC/PhaaShttps://www.theregister.com/cyber-crime/2026/07/01/eviltokens-device-code-phishing-kit-totally-more-evil-than-we-all-thought/5265409
ANY.RUNGiugno 2026Analisi tecnica su DOM dinamico, sandbox interattiva e ispezione browserhttps://any.run/cybersecurity-blog/eviltokens-ghost-code-analysis/
Push Security4 aprile 2026; aggiornamento 15 maggio 2026Analisi della crescita del device-code phishing e kit correlatihttps://pushsecurity.com/blog/device-code-phishing/
ENISA Threat Landscape1 ottobre 2025Scenario UE, AI-supported phishing e social engineeringhttps://www.enisa.europa.eu/topics/cyber-threats/threat-landscape
Ricerca accademica: Rozema & Davis24 giugno 2025Studio su limiti della formazione anti-phishing isolatahttps://arxiv.org/abs/2506.19899
Ricerca accademica: Berladskyy & Aßmuth22 aprile 2026Analisi vettori di attacco contro FIDO2 e valutazione della phishing resistancehttps://arxiv.org/abs/2604.20826
Ricerca accademica: Weinz et al.17 maggio 2025Quishing e email generate con LLM in simulazioni organizzativehttps://arxiv.org/abs/2505.12104
Nota metodologica e legale

Questo articolo non attribuisce responsabilità penali o civili a soggetti specifici oltre quanto riportato da fonti pubbliche citate. I nomi di kit, campagne, prodotti e fornitori sono usati a scopo descrittivo e informativo. Le raccomandazioni tecniche devono essere adattate al contesto dell’organizzazione e verificate da personale qualificato. Non sono stati riprodotti contenuti protetti da copyright: le fonti sono riassunte, citate e linkate per approfondimento.

© Articolo basato su fonti documentate e accertamenti regolatori pubblici.
Nessun testo è stato riprodotto integralmente da fonti terze: i fatti riportati sono rielaborati in forma originale. Tutti gli URL erano attivi e accessibili alla data di pubblicazione.
Crediti visuali: immagini e infografiche generate con OpenAI su prompt originali della redazione. I visual hanno funzione illustrativa e divulgativa; non riproducono persone, operazioni, documenti o interfacce reali.
Ultimo aggiornamento editoriale: 8 luglio 2026

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