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Illustrazione: un organigramma aziendale con cinque caselle collegate da frecce ordinate; al posto del nome di un reparto, la casella centrale contiene un lucchetto chiuso.
L’economia criminale del riscatto ha adottato la struttura che combatte: reparti, ruoli e assistenza clienti.
L’industria del riscatto — Le nuove rotte del Ransomware, puntata 1

Un lunedì qualunque

Il momento in cui un’azienda scopre di essere stata colpita non somiglia a quello che si vede nei film. Non c’è un conto alla rovescia su uno schermo nero. C’è, di solito, una segretaria che alle otto e dieci di lunedì non riesce ad aprire un file, un tecnico che pensa a un problema di rete, e una mezz’ora abbondante in cui tutti credono ancora che si tratti di un disservizio. La consapevolezza arriva per gradi, ed è questa lentezza iniziale — non la sofisticazione tecnica dell’attacco — a determinare buona parte di quello che succederà dopo.

Chi ha organizzato quel lunedì, però, non ha improvvisato nulla. Ha comprato l’accesso alla rete da qualcuno che lo aveva ottenuto settimane prima e lo rivendeva come merce. Ha noleggiato il software di cifratura da un gruppo che lo sviluppa, lo aggiorna e ne cura la compatibilità. Se l’azienda deciderà di trattare, troverà dall’altra parte un interlocutore che risponde negli orari d’ufficio, argomenta, concede sconti e in alcuni casi fornisce assistenza tecnica per il ripristino. Nessuna di queste persone si è mai incontrata, e quasi nessuna di loro sa il nome dell’azienda colpita fino a quando non compare sul sito delle rivendicazioni.

La domanda giusta non è più «chi ci ha attaccato», ma «quale pezzo di quale filiera ci ha attaccato, e per conto di chi».

Non un hacker: un’azienda

Il modello si chiama Ransomware-as-a-Service, e il nome dice già tutto: è la trasposizione criminale del software venduto come servizio. Un gruppo centrale sviluppa e mantiene il malware, gestisce l’infrastruttura di pagamento e il sito su cui pubblicare i dati delle vittime che non pagano, e fornisce ai propri affiliati pannelli di controllo, documentazione e supporto. Gli affiliati non scrivono una riga di codice: conducono materialmente gli attacchi e trattengono una percentuale del riscatto, di norma la quota maggiore.

Attorno a questo nucleo si è formata una filiera di specialisti che vendono servizi gli uni agli altri. È una divisione del lavoro che qualsiasi manager riconoscerebbe, ed è la ragione per cui la competenza tecnica necessaria per condurre un attacco è crollata mentre la sua efficacia aumentava.

Sviluppatore Scrive e aggiorna il malware, gestisce infrastruttura e sito delle rivendicazioni.
Broker di accessi Vende credenziali e accessi già ottenuti, spesso settimane prima dell’attacco.
Affiliato Conduce l’intrusione, esfiltra e cifra. Trattiene la quota maggiore del riscatto.
Negoziatore Gestisce la trattativa con la vittima: orari, argomenti, sconti, prove di decifratura.
Riciclaggio Converte e disperde i pagamenti in criptovaluta attraverso servizi dedicati.

Questa struttura spiega anche un fatto che sembra paradossale: le vittime raccontano spesso di aver trovato, dall’altra parte, un’organizzazione più ordinata della propria. Chat di supporto, tempi di risposta, procedure. Non è teatro. È il modo in cui un’operazione che tratta centinaia di casi l’anno riduce i propri costi di gestione.

I numeri del 2026

Illustrazione: due colonne affiancate, una alta con freccia verso l'alto e 
		una bassa con freccia verso il basso; tra le due, una piccola bilancia 
		il cui piatto pende dal lato della colonna alta.
I riscatti chiesti e pagati scendono, i costi di ripristino salgono. Il conto dell’attacco si sposta, non si riduce.

Due rilevazioni indipendenti, entrambe pubblicate nell’estate 2026, permettono di misurare il fenomeno da due angolazioni diverse. La prima conta le rivendicazioni pubblicate dai criminali; la seconda intervista chi è stato colpito.

7.551 vittime rivendicate pubblicamente tra aprile 2025 e marzo 2026, in crescita del 24,9%: quarto massimo annuale consecutivo.
146 gruppi attivi censiti a giugno 2026, con 61 nuove sigle comparse in dodici mesi.
+443% la crescita di Qilin, passato da 250 a 1.358 vittime: da solo vale circa un caso rivendicato su cinque.

La curva non è uniforme. Nei primi sei mesi del periodo le vittime rivendicate sono state 2.904; nei sei successivi 4.647, con un salto del 60% e un picco di 861 casi nel solo mese di marzo 2026. È un’accelerazione che riguarda il ritmo operativo, non la stagionalità.

Dal lato di chi subisce, il quadro è più sorprendente. L’indagine annuale di Sophos, condotta su 2.158 responsabili IT e sicurezza in diciassette Paesi le cui organizzazioni sono state colpite negli ultimi dodici mesi, registra un crollo delle cifre chieste e pagate: richiesta mediana scesa a 698.000 dollari, pagamento mediano a 769.000, entrambi in calo di oltre il 60% in due anni. Poco più della metà di chi ha pagato — il 51% — ha versato meno di quanto chiesto; il 30% ha pagato esattamente la cifra richiesta e il 18% ha pagato di più. Il pagamento mediano si è fermato al 90% della richiesta iniziale.

Il calo dei riscatti non è una buona notizia isolata: nello stesso periodo il costo medio di ripristino è salito a 1,7 milioni di dollari, l’11% in più dell’anno precedente. Le organizzazioni negoziano meglio e pagano meno i criminali, ma spendono di più per rialzarsi: il conto si sposta, non si riduce.

Va letto con una precisazione: quel valore è una media, tirata verso l’alto da pochi casi molto costosi. Il costo mediano di ripristino — cioè quello dell’azienda tipica — è di 375.000 dollari, invariato rispetto all’anno prima.

La propensione a pagare varia enormemente per settore, e la variabile decisiva non è la ricchezza dell’organizzazione ma la pressione a riaprire subito. Le amministrazioni locali e regionali pagano nel 72% dei casi; il commercio al dettaglio, che può assorbire qualche giorno di fermo e in genere ha ripristini più lineari, si ferma al 32%.

Quota di vittime cifrate che ha pagato il riscatto, per settore

Enti locali e regionali 72%
Media e intrattenimento 64%
Media di tutti i settori 48%
Commercio al dettaglio 32%

Fonte: Sophos, The State of Ransomware 2026. Campione: 2.158 organizzazioni colpite in 17 Paesi.

Un ultimo dato, che riguarda direttamente il tessuto produttivo italiano: le organizzazioni tra i 100 e i 250 dipendenti riescono a fermare l’attacco prima della cifratura solo nel 34% dei casi, contro il 46% delle strutture più grandi. Non è una questione di consapevolezza, è una questione di turni: nessuno presidia i log alle tre di notte di sabato.

Cosa misurano davvero queste cifre

Qui serve una precisazione che raramente si trova negli articoli sul tema, e che è la ragione per cui in giro circolano numeri incompatibili tra loro presentati come equivalenti.

Nota metodologica

I conteggi delle rivendicazioni registrano quante vittime i gruppi pubblicano sui propri siti. Escludono chi paga rapidamente e non viene mai nominato, ed includono rivendicazioni gonfiate o false: sono affermazioni di criminali, con tutto ciò che comporta.

Le indagini campionarie intervistano organizzazioni colpite. Restituiscono l’esperienza reale — costi, tempi, decisioni — ma dipendono da chi accetta di rispondere e da cosa l’intervistato sa del proprio incidente.

I dati di incident response derivano da casi realmente gestiti da un fornitore. Sono i più affidabili sulle cause tecniche e i meno rappresentativi sul totale: descrivono i clienti di quel fornitore.

Le tre famiglie non vanno sommate né confrontate direttamente. In questa serie ogni cifra è accompagnata dal perimetro in cui è stata raccolta.

La conseguenza pratica per chi legge: quando un articolo annuncia una percentuale di crescita a due cifre senza dire cosa sta contando, quella percentuale non è verificabile e non dovrebbe orientare una decisione di spesa.

Centoquarantasei sigle

Negli ultimi anni le forze dell’ordine hanno ottenuto risultati reali. Nel febbraio 2025 l’operazione internazionale Phobos Aetor ha smantellato il gruppo 8Base con quattro arresti e il sequestro di ventisette server. Poco dopo Black Basta è collassato da sola, dopo che una fuga di chat interne ne ha esposto l’organizzazione dall’interno. Sono successi documentati e significativi.

Eppure la curva delle vittime non si è piegata. La ragione è che questo mercato reagisce come un liquido: gli affiliati non sono dipendenti di un’azienda, sono appaltatori. Quando un marchio scompare, migrano su un altro in poche settimane, portandosi dietro accessi, competenze e abitudini operative. Nello stesso periodo in cui due gruppi importanti uscivano di scena, ne sono comparsi sessantuno nuovi.

FEB
25

Febbraio 2025

Operazione Phobos Aetor: 8Base smantellato, quattro arresti, ventisette server sequestrati.

2025

Nel corso del 2025

Black Basta si dissolve dopo la fuga delle chat interne; il presunto leader finisce nelle liste dei ricercati.

MAR
26

Marzo 2026

Picco mensile del periodo: 861 vittime rivendicate in trenta giorni.

GIU
26

Giugno 2026

I gruppi attivi censiti salgono a 146. Qilin da solo vale circa un caso rivendicato su cinque, in oltre cinquanta Paesi.

Convivono quindi due movimenti opposti, ed entrambi sono veri: una frammentazione del numero di sigle e una concentrazione dei volumi su pochi marchi dominanti. I cinque gruppi maggiori controllano da soli il 43,6% delle vittime rivendicate, mentre la coda lunga si allunga di continuo. È una struttura di mercato che si osserva in parecchi settori legali.

Quanto sia instabile la parte alta di questa classifica lo dice un solo dato: RansomHub, che era il primo gruppo per numero di vittime con 736 rivendicazioni, è passato a zero nell’arco di dodici mesi.

«Hanno smantellato il gruppo X, quindi gli attacchi caleranno.» È la lettura che accompagna quasi ogni operazione di polizia, ed è comprensibile: uno smantellamento è una notizia visibile e rassicurante.

I dati raccontano altro. Nei dodici mesi in cui due operazioni importanti hanno tolto di mezzo altrettanti gruppi di primo piano, le vittime rivendicate sono cresciute di quasi un quarto e le sigle attive sono aumentate. Le azioni di contrasto polverizzano il fenomeno più di quanto lo riducano.

Formulazione corretta: smantellare un gruppo alza i costi e i rischi per chi opera, ma non riduce da solo il numero di attacchi. La riduzione arriva dal lato della difesa, non da quello della repressione.

L’Italia, e perché il Nord

Il quadro nazionale arriva dal Cyber Security Report realizzato da Cyber Security Foundation e TIM con Insikt Group di Recorded Future, presentato alla Camera dei Deputati nel giugno 2026. Nel 2025 in Italia si contano 166 attacchi ransomware rilevati, in crescita del 14% rispetto ai 146 dell’anno precedente, su oltre 7.400 attacchi tracciati a livello globale — questi ultimi in aumento del 42%.

C’è un dettaglio che va raccontato con precisione, perché si presta a essere letto al contrario. In classifica europea l’Italia scende: era seconda nel 2023, oggi è quarta, superata da Germania, Regno Unito e Francia. Non è una buona notizia. Gli attacchi in Italia continuano a crescere: sono cresciuti di più altrove, con la Germania a +74%, la Spagna a +65% e la Francia a +40%. La retrocessione misura la velocità degli altri, non un miglioramento nostro.

Un altro confronto aiuta a mettere le cose in scala. Rapportando gli attacchi al numero di imprese, negli Stati Uniti se ne contano circa 109 per milione di aziende, in Canada 78, nel Regno Unito 46 e nell’Unione Europea 35. Gli Stati Uniti restano il bersaglio privilegiato, e circa un attacco su due nel mondo colpisce imprese americane.

Sul piano territoriale la concentrazione è netta: la Lombardia è l’epicentro con 53 attacchi, il 31,9% del totale nazionale e 4,5 punti in più rispetto al 2024. Seguono Emilia-Romagna con 20 casi, poi Lazio e Veneto con 19 ciascuno — e in Veneto i casi quasi raddoppiano, anche se su volumi piccoli basta poco per generare oscillazioni ampie. Le prime quattro regioni assorbono i due terzi degli attacchi, e circa quattro su dieci si concentrano nel Nord-Ovest.

La spiegazione non è che al Nord si difendano peggio. È che lì si trova la maggiore densità industriale e di servizi avanzati, dove è più alta la probabilità di ottenere leva: continuità operativa da interrompere, dati sensibili da esfiltrare, filiere su cui una singola fermata produce effetti a cascata. Non a caso i settori più colpiti in Italia sono manifattura e servizi professionali, seguiti da commercio e tecnologico: quattro comparti che insieme concentrano circa tre quarti degli attacchi. Il dato globale conferma il profilo: per il quarto anno consecutivo la manifattura è il settore più colpito al mondo, con 1.660 vittime rivendicate, il 22% del totale.

Una cautela che gli analisti stessi mettono per iscritto

Il rapporto avverte che la distribuzione territoriale e settoriale è osservata attraverso eventi rivendicati o comunque resi pubblici, e che la probabilità di emersione potrebbe non essere omogenea tra regioni. Il dato sul Mezzogiorno, in particolare, non implica che il Sud sia strutturalmente più sicuro: segnala che la crescita degli episodi rilevati è stata più intensa al Nord.

È la stessa avvertenza che vale per tutte le cifre di questa serie, e vale la pena vederla scritta da chi i dati li ha raccolti.

Italia 2025 e contesto delle vulnerabilità. Fonte: Cyber Security Report — anno 2025, Cyber Security Foundation e TIM, giugno 2026.
IndicatoreValoreLettura
Attacchi ransomware rilevati in Italia (2025)166 +14%Da 146 nel 2024. Crescita inferiore a quella di Germania, Spagna e Francia
Attacchi globali tracciatioltre 7.400 +42%Un attacco su due colpisce imprese statunitensi; UE seconda area col 16%
Lombardia53 casi 31,9%+4,5 punti sul 2024. Seguono Emilia-Romagna (20), Lazio e Veneto (19)
Gruppi ransomware censiti nel mondo123In Italia guidano Qilin e Akira, poi Everest, Sarcoma e LockBit
Nuove vulnerabilità note (2025)48.448 +20%Quasi raddoppiate dal 2022 (erano circa 25.000)
Vulnerabilità sfruttate «in the wild», I semestre 2025161Più di quante ne registri il catalogo ufficiale CISA KEV (136)
Aziende italiane colpite probabilmente in perimetro NIS252 su 160 32,5%Erano il 27,3% nel 2024. Stima su modello probabilistico

Due righe meritano una lettura più lenta. La prima è quella sulle vulnerabilità sfruttate in attacchi reali: nel primo semestre 2025 ne sono state contate 161, più di quante ne registri il catalogo ufficiale statunitense delle vulnerabilità note come sfruttate. Significa che l’elenco a cui molte aziende si affidano per stabilire le priorità di aggiornamento arriva, per definizione, dopo.

La seconda riguarda il perimetro della normativa europea sulla sicurezza delle reti. Applicando un modello probabilistico alle rivendicazioni, gli analisti stimano che le aziende italiane colpite e verosimilmente soggette a quegli obblighi siano passate dal 27,3% al 32,5% in un anno. Il dato va preso per quello che è — una stima, non una verifica, perché l’elenco ufficiale dei soggetti non è pubblico — ma indica una direzione: il ransomware sta bussando sempre più spesso alle porte che la normativa considera critiche. È il tema della terza puntata.

Glossario minimo

TermineSignificato
RaaSRansomware-as-a-Service. Modello in cui chi sviluppa il malware lo mette a disposizione di affiliati che conducono gli attacchi, dividendo i proventi.
AffiliatoChi esegue materialmente l’intrusione usando strumenti altrui. Non è un dipendente: cambia marchio con facilità.
Broker di accessiOperatore che ottiene e rivende accessi a reti aziendali, spesso settimane prima che vengano usati.
Data leak siteSito su cui i gruppi pubblicano le vittime che non hanno pagato, e progressivamente i dati sottratti.
RivendicazioneAnnuncio pubblico di un attacco da parte del gruppo. È un’affermazione della controparte criminale, non un fatto accertato.
EsfiltrazioneCopia dei dati verso l’esterno prima della cifratura. È ciò che rende insufficiente il solo backup.

Nella prossima puntata

Anatomia di un attacco. Ricostruiamo ora per ora un’infezione tipo: da dove si entra davvero nel 2026 — e la classifica dei vettori quest’anno si è ribaltata — come ci si muove dentro una rete usando strumenti perfettamente legittimi, e in che modo il malware individua e distrugge i backup prima di farsi notare.

Fonti

FonteDataRiferimento
Sophos, The State of Ransomware 2026 (7ª edizione, 2.158 organizzazioni, 17 Paesi) luglio 2026 sophos.com
Black Kite, 2026 Ransomware Report (rivendicazioni pubbliche, aprile 2025 – marzo 2026) luglio 2026 blackkite.com
Cyber Security Foundation e TIM, con Insikt Group – Recorded Future, Cyber Security Report — anno 2025, seconda edizione, presentato alla Camera dei Deputati giugno 2026 documento integrale, 124 pagine
SentinelOne, telemetria e statistiche malware 2026 maggio 2026 sentinelone.com

Nota di trasparenza e metodo. In questa serie nessuna organizzazione colpita viene nominata sulla base di rivendicazioni pubblicate dai gruppi criminali: sono affermazioni di parte, non verificabili in modo indipendente, e riportarle come fatti sarebbe scorretto verso le imprese coinvolte. Vengono citati solo casi documentati da provvedimenti di autorità pubbliche o da dichiarazioni ufficiali delle organizzazioni interessate. Le cifre riportate provengono da rilevazioni con perimetri diversi, indicati volta per volta; dove le fonti non sono confrontabili è specificato. Chi scrive svolge attività di consulenza in materia di protezione dei dati: l’articolo non contiene riferimenti a incarichi, clienti o documentazione riservata.

© Inchiesta in quattro puntate · Le nuove rotte del Ransomware · Puntata 1 di 4
Articolo basato su fonti documentate e accertamenti regolatori pubblici.
Nessun testo è stato riprodotto integralmente da fonti terze: i fatti riportati sono rielaborati in forma originale. Tutti gli URL erano attivi e accessibili alla data di pubblicazione.
Crediti visuali: immagini e infografiche generate con OpenAI su prompt originali della redazione. I visual hanno funzione illustrativa e divulgativa; non riproducono persone, operazioni, documenti o interfacce reali.
Ultimo aggiornamento editoriale: 12 agosto 2026

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